{"id":2971,"date":"2025-02-05T23:33:04","date_gmt":"2025-02-05T22:33:04","guid":{"rendered":"https:\/\/visitatina.com\/?p=2971"},"modified":"2025-02-06T11:02:01","modified_gmt":"2025-02-06T10:02:01","slug":"san-nicandro-e-san-marciano-martiri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/visitatina.com\/en\/without-category\/san-nicandro-e-san-marciano-martiri\/","title":{"rendered":"St Nicander and St Marcian Martyrs"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono state diverse opinioni riguardo alla patria di questi santi, all\u2019imperatore che li condann\u00f2 a morte e al luogo dove furono sepolti dopo il martirio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">According to&nbsp;<strong>Paolo Regio<\/strong>, vescovo di Vico Equense,&nbsp;<strong>Nicandro e Marciano<\/strong>&nbsp;erano di origine africana. Egli afferma:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8220;Questi, nati a Emesa da nobili genitori, secondo il mondo, nella regione africana&#8230;&#8221;<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, lo stesso autore riconosce&nbsp;<strong>Passicrate, Papiniano e Zotico<\/strong>&nbsp;come&nbsp;<strong>veri Atinati<\/strong>, legati ai martiri Nicandro e Marciano&nbsp;<strong>per sangue e parentela<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni studiosi sostengono che il loro martirio sia avvenuto sotto la persecuzione di&nbsp;<strong>Massimiano<\/strong>, riferendosi forse a&nbsp;<strong>Massimiano imperatore<\/strong>, invece che a&nbsp;<strong>Massimo, il prefetto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, si ritiene che i corpi di&nbsp;<strong>Nicandro e Marciano<\/strong>&nbsp;siano stati sepolti ad&nbsp;<strong>Atina<\/strong>, come riportato nella&nbsp;<strong>Cronaca<\/strong>&nbsp;inserita nel primo tomo dell\u2019<strong>Italia Sacra<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>San Nicandro e San Marciano<\/strong>&nbsp;accanto al corpo di&nbsp;<strong>San Marco Martire<\/strong>, costruendo un piccolo oratorio in loro onore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un antico&nbsp;<strong>Martirologio manoscritto<\/strong>, ancora conservato ad&nbsp;<strong>Atina<\/strong>, riporta:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8220;Presso la citt\u00e0 di Atina, il natale di San Nicandro e San Marciano, i quali, essendo soldati, per la loro fede in Cristo furono imprigionati per lungo tempo sotto il prefetto Massimo e infine decapitati. Furono sepolti nell\u2019episcopio della stessa citt\u00e0, accanto al corpo del beatissimo Marco Martire. In quel luogo riposano anche molti altri santi.&#8221;<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il ritorno della pace per i cristiani, il&nbsp;<strong>vescovo e il popolo di Atina<\/strong>&nbsp;costruirono una&nbsp;<strong>maestosa basilica<\/strong>&nbsp;nel luogo dove si trovava la sede episcopale. Qui posero un magnifico&nbsp;<strong>sepolcro in pietra per i santi martiri<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il&nbsp;<strong>Martirologio Romano<\/strong>, pubblicato nel 1583 per ordine di&nbsp;<strong>Papa Gregorio XIII<\/strong>, riporta:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8220;Ad Atina, il martirio dei santi Nicandro e Marciano, che furono decapitati durante la persecuzione di Massimiano. La moglie di Nicandro, Daria, lo segu\u00ec e dopo tre giorni fu anch\u2019essa coronata con il martirio.&#8221;<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The&nbsp;<strong>Cardinale Cesare Baronio<\/strong>, nel suo&nbsp;<strong>Martirologio<\/strong>, non solo conferma il martirio di&nbsp;<strong>San Nicandro e San Marciano<\/strong>durante la persecuzione di Massimiano, ma aggiunge anche che i loro corpi sono stati&nbsp;<strong>traslati a Venafro<\/strong>. Nel suo testo, si legge:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8220;Apud Venafrum Sanctorum Martyrum Nicandri et Marciani, qui in Persecutione Maximiani, capite caesi sunt.&#8221;<\/strong><br><strong>(Presso Venafro, il martirio dei santi Nicandro e Marciano, che furono decapitati durante la persecuzione di Massimiano).<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Baronio riporta anche che la festa di questi santi \u00e8 celebrata&nbsp;<strong>annualmente nella Chiesa orientale<\/strong>, the&nbsp;<strong>16 giugno<\/strong>, dove vengono descritti i tormenti subiti dai martiri:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8220;I santi Nicandro e Marciano, a causa della loro fede cristiana, furono imprigionati sotto il prefetto Massimo. Poich\u00e9 non riuscirono a negare la loro fede, furono torturati con uncini di ferro, appesi su travi e trascinati, scagliati su carboni ardenti, frustati, immersi in aceto e sabbia, e infine decapitati.&#8221;<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The&nbsp;<strong>Martirologio Romano<\/strong>&nbsp;menziona anche il loro passaggio per&nbsp;<strong>Venafro e Atina<\/strong>, con&nbsp;<strong>Nicandro<\/strong>&nbsp;sepolto a&nbsp;<strong>Venafro<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Marciano<\/strong>&nbsp;at&nbsp;<strong>Atina<\/strong>. Si narra anche che la&nbsp;<strong>moglie di Nicandro<\/strong>, che lo aveva incoraggiato nel suo martirio, fu condannata a morte tre giorni dopo e si un\u00ec al marito nel martirio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, nel testo di&nbsp;<strong>Peter Deacon<\/strong>, si racconta che la&nbsp;<strong>chiesa di San Nicandro<\/strong>&nbsp;fu dedicata da&nbsp;<strong>Papa Gelasio<\/strong>&nbsp;lungo la&nbsp;<strong>via Lavicana<\/strong>, come testimoniato da un documento antico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste informazioni ci offrono una visione storica e liturgica che sottolinea l&#8217;importanza di&nbsp;<strong>Nicandro e Marciano<\/strong>&nbsp;nella tradizione cristiana, non solo come martiri ma anche come simboli di fede e coraggio per la comunit\u00e0 cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In&nbsp;<strong>libro di Pietro Paolo Florio<\/strong>, scritto da Urbino, in cui si racconta la storia dei santi protettori della citt\u00e0 di Atina, l&#8217;autore descrive la vicenda dei martiri&nbsp;<strong>Nicandro e Marciano<\/strong>&nbsp;con una particolare enfasi sulla loro venerazione e le rispettive sepolture. Florio narra che, alla notizia della morte dei&nbsp;<strong>gloriosi cavalieri di Cristo<\/strong>, i popoli di&nbsp;<strong>Atina<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Venafro<\/strong>, che si trovano ai confini delle terre dove furono martirizzati, si recarono insieme a rendere onore ai corpi dei santi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Florio scrive che tra questi popoli, insieme a&nbsp;<strong>Fulgentio<\/strong>, vescovo di Arpino, e il suo clero, si trovavano anche&nbsp;<strong>Zotico<\/strong>,&nbsp;<strong>Papiniano<\/strong>, fratello del martire&nbsp;<strong>Paficrate<\/strong>, e molti altri fedeli. Insieme, si recarono per rendere omaggio ai santi martiri, portando i corpi di&nbsp;<strong>Nicandro<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Marciano<\/strong>&nbsp;con grande onore e sepoltura, rispettando le usanze del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il corpo di uno dei martiri fu preso dagli&nbsp;<strong>Atinati<\/strong>&nbsp;e sepolto vicino alle&nbsp;<strong>reliquie di San Marco<\/strong>, in segno di grande rispetto e devozione. Florio sembra cos\u00ec voler sottolineare l&#8217;importanza di questi santi non solo per la citt\u00e0 di Atina, ma anche per l&#8217;intera regione, riconoscendo il loro martirio come un atto di grande coraggio e fede che ha avuto un impatto significativo sulle comunit\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 \u00e8 in parte confermato da Pietro Diacono di Montecassino, il quale, nelle vite e nel martirio che egli scrisse di questi santi, riporta:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;Venendo il vescovo di Atina di notte, insieme con il suo clero, accompagnato da Zotico e Papiniano, fratello del beato martire Pasicerate, con le loro mogli, parenti e tutta la comunit\u00e0 cristiana, prelevarono i venerabili corpi e, come era giusto per martiri cos\u00ec grandi, li deposero degnamente in sepoltura accanto al corpo del beato martire Marco.&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pietro de Natalibus, nel suo&nbsp;<strong>Catalogo dei Santi<\/strong>&nbsp;(libro 5, capitolo 50), riporta quasi le stesse informazioni, con la sola variazione del nome del prefetto, e scrive:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;I martiri Nicandro e Marciano, durante la persecuzione dei pagani, furono arrestati nella citt\u00e0 di Atina dal prefetto Malmiano. Poich\u00e9 si rifiutarono di sacrificare agli d\u00e8i, furono imprigionati per venti giorni e sottoposti a torture. Poi fu ordinato che venissero condotti alla decapitazione. La moglie di Nicandro, una giovane donna, lo esort\u00f2 a rimanere saldo nella fede in Cristo, ma per questo fu trattenuta dai pagani. I santi martiri furono bendati con due fazzoletti e decapitati; tre giorni dopo, anche la moglie di Nicandro sub\u00ec la condanna capitale per la sua confessione di fede. I cittadini di Venafro posero il corpo di San Nicandro nella loro citt\u00e0, mentre gli abitanti di Atina collocarono il corpo di Marciano nel loro borgo. Infatti, i martiri subirono il supplizio in un territorio situato tra queste due citt\u00e0, nel giorno nono delle calende di luglio (23 giugno).&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, considerando l&#8217;autorit\u00e0 di Pietro Diacono di Montecassino, che scrisse il martirio di questi santi con il titolo&nbsp;<em>Passione dei Santi Martiri Atinati Nicandro e Marciano<\/em>, e la corrispondenza tra le fonti, \u00e8 verosimile che questi santi fossero realmente di Atina. Lo si deduce anche dal gran numero di parenti che parteciparono alle loro esequie e dalla presenza di Fulgenzio, vescovo di Atina, con tutto il suo clero, per raccogliere e distribuire le reliquie tra le due citt\u00e0 citate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il Diacono e il Flotii, oltre al dotto e stimato Silvestro Ajossa di Capua, studioso delle Sacre Scritture, analizzando antichi manoscritti sui martiri, con solide argomentazioni dimostrarono chiaramente che Nicandro e Marciano non nacquero in Africa, ma in queste nostre terre. Tuttavia, lascio agli altri il giudizio su questo argomento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seguendo le cronache di Pietro Diacono e di altri autori, risulta che i corpi dei santi furono sepolti dal vescovo Fulgenzio II di Atina, e che il loro martirio avvenne sotto l\u2019imperatore Domiziano e il prefetto Massimo. Infatti, Fulgenzio fu nominato vescovo successore di San Marco Galileo da Papa Clemente I, durante il regno di Domiziano, e non sotto Massimiano, come alcuni sostengono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda il luogo in cui furono inizialmente deposte le loro reliquie, non vi sono altre informazioni oltre a quelle riportate dagli autori citati e nel&nbsp;<em>Catalogo dei Vescovi della Citt\u00e0 di Atina<\/em>. Tuttavia, risulta che per molti anni la citt\u00e0 di Atina ne mantenne il possesso, finch\u00e9 le reliquie furono trasferite altrove. Non si conosce esattamente n\u00e9 il tempo, n\u00e9 il motivo, n\u00e9 il luogo del trasferimento, n\u00e9 chi lo effettu\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019unico riferimento che abbiamo \u00e8 quello di Pietro d\u2019Atina, cancelliere apostolico del Sommo Pontefice Gregorio IX, il quale, nel libretto che pubblic\u00f2 sul ritrovamento e la traslazione del corpo di San Secondino, martire di questa citt\u00e0, scrisse:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;Ivi, Nicandro e Marciano, gloriosi martiri, insieme a molti altri, secondo le antiche storie, versarono il loro sangue per Ges\u00f9 Cristo. In quel luogo fu costruita una chiesa in onore di San Marciano, che \u00e8 rimasta integra fino ai nostri giorni. Tuttavia, i corpi di Nicandro e Marciano furono traslati in altre regioni, senza che sia specificato il tempo, la causa, il luogo o chi effettu\u00f2 il trasferimento.&#8221;<\/em><br><br>Marco Antonio Palombo, nelle sue&nbsp;<em>Annotazioni e aggiunte al Catalogo dei Vescovi di Atina<\/em>, parlando del vescovo Felice e citando Giovanni Battista Manzo di Napoli, fornisce ulteriori dettagli con queste parole:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;Giovanni Battista Manzo, napoletano, afferma che il corpo di San Marciano, sepolto ad Atina, fu traslato a Benevento dal duca longobardo Gisulfo e collocato nella chiesa di Santa Sofia, cos\u00ec come il corpo di San Nicandro, che era stato sepolto a Venafro, fu traslato dal suo successore Arichi nella stessa citt\u00e0.&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle stesse annotazioni, Palombo cita anche il nostro concittadino antiquario Luigi Galeoto, che sostiene che questi corpi furono trasferiti a Venafro nello stesso periodo in cui i Longobardi distrussero la citt\u00e0 di Atina. Egli scrive:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;Aloysius Galeotus afferma che le reliquie furono traslate a Venafro quando i Longobardi devastarono Atina.&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 l\u2019unica informazione certa che si ha sul trasferimento delle sacre reliquie. Attualmente, una piccola porzione \u00e8 conservata ad Atina e nella citt\u00e0 di Isernia, mentre la maggior parte delle reliquie si venera nella citt\u00e0 di Venafro, dove gli abitanti di Atina si recano spesso per pregare e ricevere grazie.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono state diverse opinioni riguardo alla patria di questi santi, all\u2019imperatore che li condann\u00f2 a morte e al luogo dove furono sepolti dopo il martirio. Secondo&nbsp;Paolo Regio, vescovo di Vico Equense,&nbsp;Nicandro e Marciano&nbsp;erano di origine africana. 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