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La verità sulla foto con le ciociare attribuita ad Atina

Quella foto non è Atina. E le fake news locali fanno danni.

Qualche settimana fa su Facebook è circolata una fotografia in bianco e nero che ritrae alcune donne in abito tradizionale ciociaro, presentata come uno scorcio di Atina con ragazze atinate degli anni Trenta.

Ma quella foto non è stata scattata ad Atina.
E le donne ritratte non sono atinate.

I dettagli che non tornavano

Fin dal primo sguardo, qualcosa non coincideva.

1. La pavimentazione

Negli anni Trenta, le strade di Atina erano pavimentate con i caratteristici ciottoli bianchi, in dialetto chiamati “lə vəloccəra”.
Nell’immagine in questione, la pavimentazione è completamente diversa, con il classico sanpietrino.

2. Il portale in pietra

Atina è un piccolo centro storico, facilmente riconoscibile nei suoi scorci, non è una metropoli.
Il portale in pietra davanti il quale sono ritratte le donne non appartiene alla morfologia urbana atinate. Chi conosce il paese sa distinguere ciò che è nostro da ciò che non lo è.

3. Il costume

L’abito indossato non corrisponde al costume tradizionale di Atina.
Ogni territorio ha varianti precise nei tessuti, nelle forme, negli elementi decorativi.

4. La conca

Un dettaglio ancora più significativo è la presenza della conca.

La tradizione della conca, in rame, appartiene grossomodo all’area dell’Alta Ciociaria.
Atina rientra nella Bassa Ciociaria (Basso Lazio) una volta Terra di Lavoro, dove la tradizione legata al trasporto dell’acqua era quella della cannata, in terracotta. Sono differenze culturali nette, non intercambiabili.

La fonte originale

Una semplice ricerca online della durata di 30 secondi mi ha permesso di ritrovare la fotografia nell’archivio storico della Pro Loco di Isola del Liri.

Nel sito è chiaramente indicato che:

  • la foto risale agli anni ’30;
  • ritrae ragazze di Isola Liri;
  • sono riportati anche i nomi. Da in alto a sinistra: 1. 2. 3. Pia Viscoglosi 4. Velia Grossi 5. Lea Sarra 6. Cecilia Mangoni 7. Maria Mangoni 8. Vienna Venditti 9. Evelina Viscogliosi

Per correttezza ho contattato direttamente la Pro Loco che ha confermato che lo scatto è stato realizzato in un vicolo del centro storico di Isola del Liri, lungo la strada che collega piazza San Lorenzo alla salita verso il Castello Boncompagni Viscogliosi.

Il portone esiste ancora oggi.

La fotografia, quindi, ha una storia chiara, un luogo preciso e un’identità definita.

Perché creare una falsa attribuzione?

La domanda resta: perché trasformare una foto correttamente catalogata in qualcos’altro?

Non si tratta di un’immagine anonima.
Non si tratta di uno scatto senza provenienza.
Le informazioni erano pubbliche, consultabili, scritte nero su bianco.

Attribuirla ad Atina significa creare confusione.
E la confusione, anche quando nasce per superficialità o per cercare qualche interazione in più sui social, resta disinformazione.

Non è la prima volta che accade.
Ogni tanto sembra che qualsiasi fotografia d’epoca debba diventare automaticamente “uno scorcio di Atina”, anche quando gli elementi architettonici e culturali raccontano tutt’altra storia.

Le fake news locali sono ancora più pericolose

Quando si parla di fake news si pensa a grandi temi nazionali o internazionali.
Ma esistono anche le fake news locali.

E sono subdole, perché incidono sulla memoria collettiva, sull’identità culturale, sulla ricostruzione storica di una comunità.

La storia non si improvvisa.
Non si adatta per convenienza.
Non si riscrive per ottenere consenso.

Ogni territorio merita rispetto.
Atina merita rispetto.
E anche Isola del Liri merita che la propria storia venga raccontata correttamente e non manipolata.

La verifica delle fonti non è polemica.
È responsabilità.

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