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Porta dell’Assunta o di San Rocco

Secondo la ricostruzione più attendibile, fino alla metà del XIV secolo, l’urbanistica di Atina si articolava su tre poli: Santo Stefano (la collina a ridosso del Convento di San Francesco, o “Torretta”), il Colle della Torre (l’attuale centro storico) e Santa Maria (l’attuale cimitero), di cui i primi due fortificati.

La mattina del 9 Settembre 1349, Atina venne rasa al suolo da un terribile terremoto e fu ricostruita dove attualmente sorge il centro storico. Il feudatario del tempo era Rostaino Cantelmo, che fece erigere il palazzo feudale difeso da 20 torri e da un fossato. Vi si accedeva attraverso tre porte: Santa Maria, Fontana e San Rocco. Oggi come in passato, quest’ultima porta è l’ingresso principale dell’antica città.

La struttura originaria era a sesto acuto. Come Porta Santa Maria e l’ingresso di Palazzo Cantelmo, anche la Porta dell’Assunta fu costruita secondo i canoni estetici francesi importati dai Cantelmo. Nel 1760 venne abbattuta, e ricostruita più ampia a tutto sesto. Nel 1775 l’artista bolognese Giovan Battista Maini (che stava lavorando per l’abbazia di Monte Cassino) la impreziosì scolpendovi nella sommità un Cristo benedicente che sorregge il mondo. A seguito dei bombardamenti del Settembre del 1943, la porta fu gravemente danneggiata. Venne ricostruita nel 1948, più larga di 50cm: il necessario per favorire l’ingresso ai mezzi impegnati nella ricostruzione del centro storico.

A ridosso della Porta si trovava la chiesa di San Carlo. Secondo la tradizione fu eretta tra il 626 e il 647 dal vescovo Gaudenzio e dedicata a Santo Stefano. Nel privilegio di Innocenzo III del 1208 viene citata come chiesa di Santa Croce della Città. Nel 1274 fu restaurata per interessamento dell’atinate Cicchillo. Agli inizi del XVII secolo, sotto la prepositura di Giovanni Bernardino Mancino, venne rimessa a nuovo da Nicola Simonelli che vi fonda la Confraternita di San Carlo.

All’esterno della Porta è degna di attenzione un’epigrafe romana (C.I.L. 5116) che ricorda:

“Gneo Valerio Filodamo, liberto di Gneo, Gneo Valerio Sorano, figlio di Gneo. Il monumento misura sulla fronte 16 piedi, in profondità piedi…”

Nel 1887 Cesare Pascarella la descrive “tutta rammodernata e dipinta a strisce bianche e rosse; ma nell’interno conserva intatta la costruzione medioevale. Dappertutto, nelle vie e per i vicoli, sulle case annerite dai secoli o bianchissime per la intonacatura recente, qua e là si scorgono avanzi di portici, finestrelle binate, colonne, capitelli e frammenti di scolture romaniche”.

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