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Storia di Atina

L’antico borgo di Atina sorge in una posizione dominante, a ridosso del gruppo montuoso della Meta, nel cuore delle Mainarde, nell’alta valle del Melfa, la Valle di Comino.

Le origini e la leggenda

Diverse sono le opinioni sull’origine del nome. Chi la ritiene fondata da Saturno (Saturnus in latino, Cronos in greco), crede che questi l’abbia chiamata così dal nome del nipote Anitino; qualcuno dice che derivi da Ate, dea dell’inganno. Altri da Atinia, una specie di olmo; i più da Atena, da Pallade, protettrice della città che in greco è Ἀθηνᾶ, leggi Atina. 

Un’antica leggenda, narra che Saturno scacciato da Giove, si rifugiò presso Giano, il quale regnava nella penisola di Citi (l’Italia) e con lui governò per molto tempo.

Saturno fondò cinque città che cominciano con la lettera “A”: Atina, Arpino, Antinum (oggi Ferentino), Alatri ed Anagni

Storia antica

Virgilio, nell’Eneide, la definisce “potente” (Aen. VII, 630).

M. Valerio Marziale nei suoi epigrammi la chiama antica (libro X, 92.2).

Cicerone, nell’orazione pro Planco, la qualifica come ricca Prefettura (cap. VIII).

Atina è citata dagli storici Tito Livio, Diodoro Siculo, Caio Plinio Secondo, C. Silio ltalico, Claudio Tolomeo, Valerio Massimo, nonché Frontino, che la annoverano tra le Colonie romane. 

A queste autorevoli voci si aggiungono altre che vorrebbero identificarla come un’agguerrita roccaforte dei bellicosi Volsci che, in caso di pericolo, si ritiravano con il loro bestiame nel circuito murario. 

Studi condotti dalla dott.ssa G. R. Bellini della Soprintendenza Archeologica per il Lazio, hanno permesso di attribuire alla Città un’importanza strategica di primo piano a partire del IV secolo a.C. in occasione dell’arrivo di genti sannite.

I Sanniti in poco tempo innalzarono un doppio imponente sbarramento di mura poligonali, con il compito di controllare e difendere le vie di accesso al Sannio (la via da Cassino e quindi dalla costa e, la via da Sora, cioè dalla Media Valle del Liri).

Lungo queste vie si possono ancora oggi incontrare alcuni santuari, come quello di “Pescarola”, dove era praticato il culto delle acque in onore delle divinità dei boschi. 

Nel 293 a.C. l’agro atinate è saccheggiato (Livio, X, 39.5) dalle legioni romane impegnate a distruggere le postazioni nemiche di Aquilonia e Cominium (terza guerra sannitica). 

L’epoca romana

Con l’occupazione romana della città iniziarono dei cambiamenti che riguardavano le usanze e le tradizioni degli Atinati. Fu intrapresa una graduale trasformazione urbanistica, creando dei reticolati urbani costituiti essenzialmente dal Foro, centro della città, e da due assi principali (cardo e decumanus).

Gli Atinati osteggiarono continuamente queste trasformazioni ribellandosi a più riprese all’occupazione di Roma. Divenuta Colonia, fu iscritta nella Tribù Teretina, ma ai propri abitanti non fu concesso alcun diritto. All’inizio del I secolo a.C. fu centro di combattimenti tra Italici, Marsi e Sanniti contro i Romani, e, a causa del suo comportamento ostile e ribelle, diviene “municipium” solo dopo la morte di Cesare.

Dopo le trasformazioni urbanistiche subite, Atina divenne il luogo di villeggiatura di facoltose famiglie gentilizie, alcune delle quali – come le gens. Planco, Pomponio, Saturnina, Rufo – vi eressero splendide ville secondo i canoni dell’architettura ellenistica.

Intanto in tutto il territorio spuntavano numerose residenze di campagna. Tra le opere pubbliche più importanti ricordiamo il Foro con le Terme, i Bagni Imperiali, l’Anfiteatro e l’Acquedotto che dalle sorgenti di Chiusi, faceva giungere l’acqua nella città attraverso un condotto sotterraneo.

La conquista di Zottone

Per un lungo periodo non si sono più avute notizie di Atina, fino alla seconda metà del 500, quando viene ricordata durante la conquista del duca longobardo di Benevento, Zottone (571-591).

Nell’ultimo decennio del VI sec., Aquinum e, poco più a nord Atina, costituivano l’estremo possesso longobardo verso il territorio del ducato di Roma. Zottone, primo duca di Benevento, probabilmente devastò entrambe le città.
Gli abitanti di Aquino sarebbero stati trucidati dai Longobardi, e poi decimati dalla peste, tanto che alla morte del vescovo Giovino, fu impossibile eleggere un successore.

“Non sappiamo, quali fossero per questi tempi le imprese di Zottone Duca di Benevento; sappiamo solo, che in questi tempi egli prese, e distrusse la Città di Atina, e vi uccise il S. Vescovo Felice.”

Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli, Volume 1 (1795) – pag. 130

Secondo il Chronicon Atinense, Atina fu conquistata e distrutta da un non precisato dux Beneventanus, e nell’occasione, fu martirizzato il vescovo Felice. Restano incerte anche la data della distruzione del monastero di Montecassino, e la stessa possibilità di ricondurla all’ultimo decennio del secolo.

Il Medioevo

In età medioevale la storia della città si intreccia con le vicende del ducato di Benevento, della Contea di Capua, dei conti dei Marsi e dei d’Aquino. 

Fin dal VI secolo la città si divise in tre o quattro nuclei distinti e separati: tra il nucleo del Colle e il centro classico vero e proprio, divisi da una larga fascia inedificata, nel 1044 venne costruita la stupenda Collegiata di Santa Maria che per settecento anni è stata la chiesa principale della città.
Il terzo nucleo era posto sull’altura di Santo Stefano, costruito su un precedente insediamento romano a controllo della pianura sottostante. Infine il nucleo di Cancello, ricordato più volte dal nostro M.A. Palombo.

Il Rinascimento

Divenuta feudo dei Cantelmo, il 9 settembre 1349 Atina viene completamente rasa al suolo da un terribile terremoto seminando morte e distruzione. Il duca Rostaino Cantelmo inizia così la fabbrica del suo Palazzo. Fu costruito sui resti  di una precedente fortezza e furono innalzate nuove e più solide mura.

Mentre viene ampliata ed abbellita, Atina passa da un signore all’altro. Dai Carafa ai Borgia, dai Navarro ai Cardona fino a quando nel 1594 viene acquistata dalla famiglia Gallio, ultimi feudatari della Valle di Comino.

Inizia così un lungo periodo di stabilità politica, che vede una lenta, ma progressiva espansione edilizia caratterizzata dalla costruzione di molti palazzi signorili e chiese.
Furono edificati il palazzo arcivescovile di San Marco (1598-1600), il Convento dei Cappuccini, il ponte a 5 pilastri sul Melfa (1690). Si effettuò il rifacimento della chiesa di San Giovanni Battista (1746) che solo in seguito venne dedicata anche alla Vergine Maria.

L’Età Moderna

Nella prima metà del secolo XIX fu inaugurata la cartiera Visocchi sulle rive del Melfa. Nel 1927 la città viene aggregata alla nuova provincia di Frosinone, mentre in precedenza era provincia di Caserta in Terra di Lavoro. 

Rimarginate le profonde ferite della Seconda Guerra Mondiale, Atina si è andata espandendo nel fondovalle intorno al nuovo nucleo di Ponte Melfa

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